Mamma e bambino

Svezzamento: i sì, i no e i come

Cos’è lo svezzamento?

Il termine svezzamento indica il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea ad una semi-solida e poi solida, caratterizzata dalla progressiva introduzione dei cosiddetti “alimenti complementari”, cioè alimenti diversi dal latte.

Questo passaggio deve avvenire nel momento in cui l’alimentazione lattea, da sola, non è più sufficiente a soddisfare le richieste nutrizionali del lattante, allo scopo di garantire un regolare accrescimento. Lo svezzamento rappresenta inoltre il primo passo del bambino verso un parziale distacco dalla madre e verso la propria indipendenza e scoperta del mondo che lo circonda: è quindi una tappa importante anche per il suo sviluppo neuro-cognitivo.

L’alimentazione in età evolutiva, e in particolare nei primi 1.000 giorni di vita, può condizionare la salute e la crescita del bambino. Il Ministero della Salute nel 2016 ha pubblicato, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria e la Società Italiana di Nutrizione, il documento “Corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia F.A.Q.” che definisce le linee guida relative all’alimentazione complementare dei lattanti.

Quando iniziare?

Il timing per introdurre i primi cibi diversi dal latte è diverso per ciascun bambino e dipende da numerose variabili individuali, dal rapporto mamma-bambino, dalle esigenze specifiche della madre e dal contesto socio-culturale. Pur non esistendo una regola universale a tal proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Fondo per l’Infanzia dell’ONU (UNICEF) considerano il latte umano l’alimento ideale per i bambini fino a 6 mesi di vita e pertanto non ritengono opportuno iniziare lo svezzamento prima di tale periodo.

Inoltre il bambino, prima di questa età, non è fisiologicamente portato ad assumere cibi solidi, in quanto fino al 5°-6° mese presenta un riflesso che gli fa spingere la lingua in fuori quando la bocca viene a contatto con qualcosa di solido come il cucchiaio. Successivamente, con la scomparsa di tale riflesso, il bambino diventa capace di aprire la bocca al cucchiaio e di deglutire i pasti semiliquidi; inoltre si completano la sua maturazione intestinale e lo sviluppo neurologico, che lo porta ad afferrare gli oggetti con le mani per portarli alla bocca e a star seduto sul seggiolone.

Come iniziare?

In linea generale non esistono dei menu o degli schemi ben precisi per come iniziare il divezzamento: di solito si inizia sostituendo un pasto di latte con una pappa semisolida, senza forzare il bambino, dandogli il tempo di abituarsi a nuovi gusti e consistenze, offrendogli il cibo con il cucchiaino ma consentendogli anche di toccare il cibo nel piatto e di mangiare con le mani. È importante che il bambino mangi seduto con la schiena eretta, preferibilmente nel seggiolone, per evitare il rischio di soffocamento e per permettergli di partecipare attivamente al pasto. Pur non essendo stata stabilita una precisa sequenza di introduzione dei nuovi alimenti, è opportuno che lo svezzamento avvenga con gradualità (un alimento per volta), non tanto per evitare l’insorgenza di allergie, quanto per abituare il bambino ai nuovi cibi in modo progressivo.

Gli Studi più recenti hanno infatti dimostrato che l’introduzione tardiva degli alimenti ritenuti “allergizzanti” non previene l’insorgenza di allergie alimentari e che tale evenienza non dipende comunque dall’età di esposizione del bambino all’alimento, purché ciò avvenga dopo i quattro mesi di vita. I bambini potenzialmente predisposti a sviluppare allergie non devono quindi seguire uno schema di svezzamento diverso.

Nel primo anno di vita, inoltre, non è indicato aggiungere sale o zucchero agli alimenti: il sale infatti è già presente nella loro composizione, mentre gli zuccheri aggiunti rappresentano un fattore predisponente per lo sviluppo di carie, obesità e malattie cardiovascolari. Sono da evitare inoltre i cibi ad alta densità calorica. Entro i 9-12 mesi il bambino dovrebbe aver provato un’ampia varietà di cibi e sapori, abituandosi progressivamente a consumare, oltre al latte, altri due pasti principali (pranzo e cena) e uno-due spuntini. Le porzioni vanno adeguate all’età del bambino, secondo le indicazioni del pediatra. È inoltre consigliabile evitare la somministrazione di latte vaccino fresco nel primo anno di vita, perché potrebbe sbilanciare l’apporto proteico alimentare e causare carenze di ferro. In caso di mancanza di latte materno sarà quindi necessario scegliere un’adeguata formula di proseguimento. Le famiglie che seguono un regime alimentare selettivo (dieta vegetariana/vegana) devono pianificare attentamente con il pediatra lo svezzamento del bambino al fine di soddisfare tutte le sue esigenze nutrizionali per un’adeguata crescita.

E se il bambino rifiuta la pappa…? … armatevi si santa pazienza!

Battute a parte, bisogna sempre cercare di assecondare i tempi di ogni bambino. Il cibo va riproposto a distanza di qualche giorno, eventualmente cucinato in modo differente; è bene anche alternare cibi diversi per colore, sapore e consistenza. Non è necessario che il bambino riesca a finire fin da subito tutto il pasto: in tal caso non va proposta subito l’alternativa del seno o del biberon. Bisogna anche tener conto che lo svezzamento implica un modo diverso di alimentarsi per il bambino: durante l’allattamento infatti il flusso del latte è continuo e regolare e gli intervalli sono gestiti da lui, mentre i tempi e le modalità di somministrazione delle pappe sono determinati da chi gliele propone.

Allattamento durante lo svezzamento

L’allattamento al seno durante lo svezzamento può tranquillamente proseguire a richiesta fin quando mamma e bambino lo vorranno. Ovviamente il numero delle poppate si ridurrà in base ai pasti complementari assunti dal bambino. È comunque fondamentale che nel primo anno di vita circa il 50% dell’apporto nutrizionale totale continui ad essere coperto dal latte materno o, in mancanza di questo, da un latte artificiale. Continuare ad allattare al seno durante il divezzamento comporta una serie di benefici per la salute sia della madre (riduzione del rischio di cancro al seno e all’ovaio, diabete mellito e osteoporosi, possibilità di ritornare più velocemente al peso precedente alla gravidanza) che del bambino (maggiore protezione contro le infezioni gastrointestinali e respiratorie e la morte in culla, riduzione dell’incidenza di alcuni tumori pediatrici, riduzione del rischio di obesità, diabete e malattie cardiovascolari ed effetto positivo sullo sviluppo neuro-cognitivo).

Cos’é l’autosvezzamento?

L’autosvezzamento (o svezzamento “a richiesta”) è una modalità di alimentazione complementare che rispetta l’innata capacità del bambino di autoregolamentarsi. Quando il bambino, dopo i sei mesi di vita, comincia ad interessarsi al cibo che i genitori mangiano, potrà essere assecondato ad attingere liberamente dai piatti presenti sulla tavola senza seguire uno schema introduttivo predefinito. I genitori però hanno il compito non facile di rendere il cibo a disposizione del bambino adeguato alle sue esigenze e capacità alimentari: quindi la dieta familiare dovrà essere corretta dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo secondo le indicazioni del pediatra.

Filippo Porcelli, Direttore Unità di Neonatologia, Ospedale San Giuseppe